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| Autore | Argomento | Data | |
| lucia de martino | laboratori della asl 3 di genova | 25/05/2006 23:05:02 | |
| ciao silvia ho letto il tuo libro. mi ha fatto molto piacere. Anch'io sono separata da tre anni e ho tre figli di 29 25 e 14 anni. vorrei conoscere se ci sono laboratori del genere anche a milano o bergamo. grazie |
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| silvia vegetti finzi | risposta e precisazione | 25/05/2006 10:14:22 | |
| cari lettori, grazie delle lettere che continuate a farmi avere in questo forum. Vi inviterei però a rivolgervi alla mia su "Io Donna" del Corriere della Sera per quanto concerne le vostre domande più generali. Infatti, questo sito è destinato alla corrispondenza relativa ai libri Mondadori e in particolare all'ultimo "Quando i genitori si dividono". Grazie ancora Silvia Vegetti Finzi |
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| silvia vegetti finzi | risposta per Max | 08/05/2006 15:54:15 | |
| Caro Max, nella tua lettera c’è tutta la disperazione di una persona che attraversa la fase più drammatica della separazione coniugale, la scoperta improvvisa della grande distanza affettiva che si è venuta a creare nella coppia. Forse lo smarrimento di fronte al drastico cambiamento di tua moglie rivela povertà di dialogo tra voi e scarsa fiducia di poter essere ascoltato e capito dall’altro. Questa distanza si è probabilmente formata lentamente: nella vita insieme siete stati entrambi molto impegnati dal lavoro ed inoltre avete condiviso con i suoceri molto tempo della vita famigliare. Questo forte impegno di entrambi potrebbe avere limitato le possibilità di sviluppare nella vostra coppia autonomia, complicità e confidenza. Ti consiglio di cercare con calma e fiducia un dialogo con tua moglie che permetta ad entrambi di capire di più quanto sta succedendo al vostro rapporto. Mi sembra che in questo momento cerchi una colpa, una possibile mancanza, in te o in tua moglie, e questo sforzo rischia di trasformare sterilmente il dialogo in accusa. Una diversa possibilità è invece quella di cercare un aiuto psicologico, per esempio nel Consultorio familiare, che vi guidi a capire meglio quello che l’altro sta vivendo, ad esprimere i sentimenti negativi che inevitabilmente sentite, a ragionare sui bisogni del vostro bambino in questo momento. Spero che la mia risposta ti aiuti a pensare che è ancora possibile vivere rapporti sani e positivi, prima di tutto con i figli ma anche con il consorte, comunque vadano le cose. |
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| silvia vegetti finzi | risposta per Lisa | 08/05/2006 15:52:50 | |
| Cara Lisa, poni con grande sensibilità l’accento sulla solitudine che un bambino può avvertire per la distanza affettiva dai suoi genitori quando sono assorbiti da un rapporto, sia d’amore sia conflittuale, che profondamente li coinvolge. Spesso, nella prima fase della separazione famigliare, mamma e papà sono talmente occupati da quanto stanno vivendo, da non avere più verso i bisogni affettivi dei piccoli quell’attenzione che fino a poco tempo prima sembrava inattaccabile. I figli si trovano così meno protetti dalla conflittualità e poco rassicurati rispetto alle emozioni che i cambiamenti famigliari suscitano in loro. Nella maggior parte dei casi questa fase è temporanea perché l’azione riparatrice del tempo e la costruzione di nuovi spazi affettivi, separati ma caldi e accoglienti, rimediano alla distruttività delle fasi più acute del conflitto. Per te, Lisa, è stato sofferto il desiderio di partecipare al legame intenso dei tuoi genitori, forse nel tempo non ti sei sentita pienamente riconosciuta da loro, tuttavia hai potuto nutrirti di legami famigliari intensi e duraturi. |
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| Daniela Severi | Quella certa aria misogina.... | 08/05/2006 10:38:56 | |
| Cara Silvia, per me sei oramai un'amica sia grazie alla tua rubrica sul corriere, sia attraverso i tuoi libri e articoli. Ho 52 anni e nonostante non mi faccia certo piacere l'idea di invecchiare,mi sento femminile e curiosa e ricettiva come non mai. Il fatto è che voglio bene a questo corpo che incomincia a segnarsi e cerco di "puntellarlo" con un'anima che negli anni si è andata affinando e arricchendo. C'è però una cosa che non riesco a tollerare, che mi dà un profondo disagio perchè offensiva e ingiusta: l'atteggiamento che hanno gli uomini verso le donne mature, non parlo del fatto che non siamo più considerate oggetto di desiderio, argomento trio e ritrito e sul quale il mio personale commento da vecchia femminista sessantottina è: non sapete cosa vi perdete, amen. No io parlo proprio del modo di approcciarsi, di trattare nella vita di tutti i giorni. Veniamo trattate dai coetanei e oltre con sufficienza, a volte sgarbatamente, come se gli uomini una volta perso l'interesse sessuale diventassero con le donne tutti un po' misogini. Sarà paranoia ma sembra quasi che la nostra vista li intristisca. Il fatto poi di notare questi comportamenti anche nei vari talk show a danno di professioniste, avvocatesse o dottoresse o presentatrici tutte unite dal fatto di avere "un'età" mi fà ancora più rabbia. Ma come è possibile che si tollerino certi atteggiamenti. Mi viene in mente una trasmissione pomeridiana dove uno psicologo trattò con insofferenza le ospiti tutte ultrasessantenni e tutte di riguardo che parlavano della loro età vissuta come una seconda adolescenza, usò ricordo la parola senescenza e derivati come un'arma o meglio un idrante per spegnere questi entusiasmi che evidentemente riteneva patetici, fu veramente sgradevole. Ovviamente in un'altra trasmissione attorniato stavolta da varie "prezzemoline" senza nè arte nè parte ma con le misure ed età giuste lo stesso tipo era tutto sorrisi e parole incoraggianti e mielate. Ora io dico senza volerne fare una crociata ovviamente, ma non sarà ora che ognuna di noi nel suo piccolo e anche per dare l'esempio alle più giovani incominci a non avere più tolleranza verso certe fisime? Con tanta simpatia e stima Daniela p.s. Sei sicura che l'indirizzo email che dai sul Corriere sia giusto? Questo intervento te lo avevo spedito per la tua rubrica ma mi è tornato indietro. |
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| Matteo | Suicidio tra gli adolescenti | 07/05/2006 19:05:00 | |
| Gent.ma Prof.ssa Vegetti Finzi, ho letto il suo articolo sul corriere milano del 6/5 relativo al suicidio tra gli adolescenti e mi sono identificato in ogni cosa che lei ha scritto. Ho 21 anni e nonostante il periodo peggiore l'abbia passato durante il liceo ancora oggi non mi sento bene con me stesso e in molti momenti mi sento solo. Ho pensato al suicidio ma non ne ho il coraggio e quindi ho sperato che la morte potesse arrivare da sola per un incidente stradale o qualcosa di simile (e lo spero tutt'ora). Non ne ho mai parlato con nessuno e quando ho letto il suo articolo mi è venuto istintivo scriverle, probabilmente perchè ho bisogno di affrontare il problema con qualcuno che non mi conosce. Ho sempre tenuto i miei dolori e le mie debolezze dentro ma non voglio continuare così, voglio che qualcuno provi a capirmi e mi aiuti ad affrontare come si deve la vita con i suoi problemi. Ora come ora non so cosa farmene di vivere e ho bisogno che qualcuno mi aiuti a ricredermi nell'opposto. Leggendo il suo articolo è come se lei fosse riuscita ad entrare nei miei pensieri e nelle mie debolezze, per la prima volta mi è sembrato che qualcuno potesse conoscere gli aspetti più "terribili" della mia personalità. Spero in una sua risposta e nel caso in un eventuale incontro. Le faccio i miei più sentiti complimenti e le porgo i miei più cordiali saluti. |
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| claudia | gelosia | 04/05/2006 09:23:46 | |
| salve gentile dr.ssa, desideravo chiederle consigli su come gestire la gelosia della mia bimba maggiore (2 anni e 4 mesi) nei confronti della sorellina (1 mese). Io e mio marito stiamo cercando in tutti i modi di non farle "pesare" il fatto che c'è una "intrusa": quando la maggiore torna dall'asilo nido, ci dedichiamo quasi esclusivamente a lei, io cerco di fare dei giochi noi due da sole, oppure esco da sola con lei per una passeggiata o per la spesa, le facciamo vedere le foto di quando era piccolina (quando per es. ciucciava al mio seno), cerco un pò di coinvolgerla nella cura della sorellina ( es. mi passi il pannolino e mi aiuti a cambiarla?)... etc. ...la bimba in questione si mostra a tratti molto affettuosa con la sorellina, a volte invece è insofferente, non vuole che io la allatti o la tenga in braccio, le molla "carezzine" un pò più pesanti....e comincia a fare capriccetti che non faceva prima (non vuole stare seduta a tavola a cena, pretende di mangiare quello che dice lei e in modo disordinato, non vuole andare a nanna ). So che tutto ciò è normale e che prima o poi passerà, ma io e mio marito ci troviamo impreparati a gestire le sue scenate di gelosia. >Cosa è meglio fare? lasciarla piangere e non cedere davanti ai suoi capricci o assecondarla? noi tendiamo a non cambiare il nostro modo di imporci (si cena tutti seduti, si va a letto alle 9 e 30 e così via) ma ci sembre che prenderla di petto sia controproducente e a volte la assecondiamo, ma poi ci rendiamo conto che forse è sbagliato.....insomma, come pùò leggere siamo un pò confusi.....confidiamo in una Sua risposta per avere dei consigli grazie anticipatamente, Claudia |
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| teresa cervera | quando i genitori si dividono | 16/04/2006 17:35:50 | |
| volevo sapere se é sempre aperto questo foro, stó leggendo il suo libro "quando i genitori si dividono".Sono una ragazza spagnola di 40 anni, separata dopo 11 anni di matrimonio con un Italiano......e con una bambina di 11 anni.... |
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| roberta fonsato | teatro al femminile | 10/04/2006 23:55:48 | |
| Gent.le Prof.ssa Vegetti Finzi, ho assitito al suo intervento a Porto S.Giorgio il 31 marzo scorso. Ho apprezzato molto le sue parole....io mi occupo di teatro, come le ho detto alla fine dell'intervento. Conduco dei workshop teatrali e ho svolto dei lavori nello specifico anche al tema "femminile", mi farebbe piacere poterne parlare con lei in modo più dettagliato; qualora fosse interessata a contattarmi, sarò lieta di esporle il mio lavoro, che per ovvie ragione non inserisco in bacheca. la ringrazio dell'attenzione, a presto Roberta |
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| Sara Gennari - Vigevano - Corso Torino, 38 | il mio bambino non si scarica | 16/03/2006 12:48:27 | |
| Sono la mamma di un bambino di tre anni e mezzo. Da circa un anno abbiamo tolto il pannolino e da quel momento si rifiuta di fare la cacca, tende a trattenerla, dice che ha paura e che non vuole farla. All'inizio io e mio marito cercavamo di assecondarlo senza dare troppo peso alla cosa per non creare nel bambino inutili paure. Il problema però, è che ha imparato a trattenerla anche se gli scappa, lasciando passare svariati giorni tra una scarica e l'altra. D'accordo con il pediatra siamo ricorsi a fermenti lattici, yogurt, succhi di frutta alla prugna ed ogni tanto nel latte gli metto il manitolo. In questo modo riusciamo a far mantenere a Damiano una certa regolarità. Il problema però resta ed ogni volta che deve scaricarsi piange e fà scenate. Ho letto in un suo libro un capitolo dedicato a questo argomento e quindi le chiedo un consiglio su come comportarmi, perché in tutta onestà un paio di volte mi è capitato di perdere la pazienza. Non vorrei che questa situazione diventi ingestibile e finisce per essere più grande di quello che è. La ringrazio anticipatamente per l'attenzione che vorrà riservarmi e resto in attesa di una sua risposta. Sara |
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| Vesna Balzani | Accogliere, ascoltare e rispondere alle famiglie nei servizi | 06/03/2006 12:04:56 | |
| Gent.ma Prof.ssa, le invio questo messaggio per richiederle dove posso inviarle una proposta di convegno al quale ci farebbe piacere che lei partecipasse. Sono la Responsabile Pedagogica di "Acquarello" una Cooperativa che da oltre 15 anni gestisce servizi di Nido d'Infanzia nelle province di Forlì-Cesena e Rimini. IlConvegno che dovrebbe svolgersi tra Nov. e Dic. 2006 parte dalla fatica che sempre più gli educatori di Nido e di Scuola dell'infanzia fanno nel loro difficile ruolo di accogliere ascoltare e rispondere a famiglie sempre più "bisognose". Famglie nuove, bisogni nuovi, bambini cambiuati.? Vorremmo affrontare il tema da diversi punti di vista. Nel materiale che desidero inviare la proposta sarà spiegata meglio. A questo proposito avremmo piacere di avere tra i relatori anche Francesco Berto e Paola Scalari autori dell'interessante pubblicazione per la quale lei ha scritto l'introduzione. Le chiedo gentilmente se lei possiede un recapito dove poterli contattare. Grazie Vesna Balzani |
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| Anna Granata | richiesta inconsueta | 17/02/2006 23:20:19 | |
| Gent.ma prof.ssa Vegetti Finzi, scrivo per una richiesta inconsueta. Mi sono da poco laureata in Psicologia all'università cattolica di Milano ed i suoi libri hanno accompagnato tutto il mio percorso di studi. Nei prossimi mesi dovrò fare un tirocinio di sei mesi, al fianco di uno psicologo che possa insegnarmi qualcosa del mestiere. Amo molto scrivere e cerco qualcuno che tenga insieme queste due passioni: la psicologia e la scrittura. Da qui la mia proposta: sarebbe disponibile a "portarmi con sè" (da aprile a ottobre) per seguirla nel suo lavoro e imparare come è possibile lavorare con passione e competenza? Sono disponibile a mandarle il mio curriculum via mail ed eventualmente a incontrarla. Grazie per l'attenzione e un saluto cordiale Anna Granata |
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| simeone ricci | Riflessioni | 01/02/2006 11:23:54 | |
| Carissima Sig.Vegetti Finzi, Ho preso parte ieri alla presentazione del suo nuovo libro presso la libreria Mel di Roma. Ero il fotografo e padre paziente per la "chiamata" di mia figlia quando lei vorrà e ne sentirà la necessità. La mia separazione è stato un fatto traumatico e con il passare del tempo,3 anni, ho capito profondamente quanto lo sia stato ancora di piu' per i miei due figli Sofia e Daniele. Leggerò con enorme interesse il suo libro per avere conferme e aprirmi a nuove esperienze e riflessioni(come qualcuno diceva ieri) su quello che accade ai nostri figli durante la separazione. la ringrazio anticipatamente per il libro ,le sue parole e impegno di donna. Però devo farle anche un piccolo appunto. Da qualche mese mi sono avvicinato all'associazione figli negati,il cui presidente Giorgio Ceccarelli era presente nella discussione ieri. Il Dott. Ceccarelli,a volte goffo e spartano nei suoi atteggiamenti , nasconde però una sincerità o meglio onestà di intenti come padre,di voler cambiare i luoghi comuni di questo maledetto e bellissimo paese. Quando mi sono avvicinato a loro nessuno mi ha "chiesto il mio nome" o tantomeno mi ha chiesto qualcosa. Ho sempre stimato"il popolo" perchè nella sua ignoranza molte volte nasconde grandi verità. E' intuitivo e lucido come un bambino/a. Questo è si ancora un paese maschilista,dove il ruolo della donna è ancora messo in secondo piano rispetto a quello dell'uomo,ma chi la pensa in questo modo è una minoranza. E questo vale ancora di piu'per tutti i padri che adesso vogliono fare i padri a tempo pieno. Non sostituendosi alla madre,e mai sia cosi, ad ognuno i propri ruoli,ma che vogliono avere un rapporto pieno con i propi figli. Chi le parla è un uomo ormai adulto che ha sofferto e soffre ancora della mancanza assoluta di un vero rapporto con mio padre. E la stessa cosa è successa per la mia ex moglie. Per cui abbiamo entrambi pagato la nostra parte di "abbandono". Questo non succederà hai miei figli. Nelle runioni di scuola o consegne delle pagelle dei miei figli ho sempre visto tantissimi padri. I pannolini li cambiano in tanti. .......... Il movimento deve esistere per fare in modo che chi non li cambia lo faccia al piu' presto Da questo punto di vista la Sig.Maraini,che stimo,è anche lei cascata sui soliti luoghi comuni. La situazione è cambiata da tempo, da molto tempo,ma nessuno ne parla. Allora è giusto che esistano organizzazioni che ,anche se a volte in modo fazioso,facciano sapere che tutto questo è cambiato. Adesso non mi rimane che leggere il suo libro e pensare che io per i miei figli ci sarò. Ci sarò sempre. grazie, simeone ricci |
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| simeone ricci | Riflessioni | 01/02/2006 11:23:52 | |
| Carissima Sig.Vegetti Finzi, Ho preso parte ieri alla presentazione del suo nuovo libro presso la libreria Mel di Roma. Ero il fotografo e padre paziente per la "chiamata" di mia figlia quando lei vorrà e ne sentirà la necessità. La mia separazione è stato un fatto traumatico e con il passare del tempo,3 anni, ho capito profondamente quanto lo sia stato ancora di piu' per i miei due figli Sofia e Daniele. Leggerò con enorme interesse il suo libro per avere conferme e aprirmi a nuove esperienze e riflessioni(come qualcuno diceva ieri) su quello che accade ai nostri figli durante la separazione. la ringrazio anticipatamente per il libro ,le sue parole e impegno di donna. Però devo farle anche un piccolo appunto. Da qualche mese mi sono avvicinato all'associazione figli negati,il cui presidente Giorgio Ceccarelli era presente nella discussione ieri. Il Dott. Ceccarelli,a volte goffo e spartano nei suoi atteggiamenti , nasconde però una sincerità o meglio onestà di intenti come padre,di voler cambiare i luoghi comuni di questo maledetto e bellissimo paese. Quando mi sono avvicinato a loro nessuno mi ha "chiesto il mio nome" o tantomeno mi ha chiesto qualcosa. Ho sempre stimato"il popolo" perchè nella sua ignoranza molte volte nasconde grandi verità. E' intuitivo e lucido come un bambino/a. Questo è si ancora un paese maschilista,dove il ruolo della donna è ancora messo in secondo piano rispetto a quello dell'uomo,ma chi la pensa in questo modo è una minoranza. E questo vale ancora di piu'per tutti i padri che adesso vogliono fare i padri a tempo pieno. Non sostituendosi alla madre,e mai sia cosi, ad ognuno i propri ruoli,ma che vogliono avere un rapporto pieno con i propi figli. Chi le parla è un uomo ormai adulto che ha sofferto e soffre ancora della mancanza assoluta di un vero rapporto con mio padre. E la stessa cosa è successa per la mia ex moglie. Per cui abbiamo entrambi pagato la nostra parte di "abbandono". Questo non succederà hai miei figli. Nelle runioni di scuola o consegne delle pagelle dei miei figli ho sempre visto tantissimi padri. I pannolini li cambiano in tanti. .......... Il movimento deve esistere per fare in modo che chi non li cambia lo faccia al piu' presto Da questo punto di vista la Sig.Maraini,che stimo,è anche lei cascata sui soliti luoghi comuni. La situazione è cambiata da tempo, da molto tempo,ma nessuno ne parla. Allora è giusto che esistano organizzazioni che ,anche se a volte in modo fazioso,facciano sapere che tutto questo è cambiato. Adesso non mi rimane che leggere il suo libro e pensare che io per i miei figli ci sarò. Ci sarò sempre. grazie, simeone ricci |
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| Abril | rinnegare la felicità per paura di soffrire di nuovo | 30/01/2006 23:57:39 | |
| Cara Silvia, spero si ricordi di me,le scrissi a suo tempo a riguardo del libro "Quando i genitori si dividono"... Comunque ora le scrivo per un'altra questione... vengo subbito al dunque ,senza preamboli di sorta. Da poco(questioni di giorni sono stata lasciata) lui ,un uomo di 37 anni, insicuro perchè lasciato dalla moglie da circa un anno...con un figlio adorabile ...decide che per il mio bene non è il caso di continuare la nostra relazione...perchè non sà bene cosa vuole ...e si rende conto che meriterei di meglio...di qualcuno che mi dia quello he meriterei ...sò per certo che mi ama...ma per ora preferisce stare da solo...; ora io so che quel che mi dava era magari poco...ma mi bastava... anche solo stargli accanto per essee serene...certo mettendo in discssione alcuni punti ma solo per partire con una situazione chiara in modo da non portare avanti delle incomprensioni che in futuro mi avrebbero fatta sentire insicura... Sono figlia di genitori separati e "l'abbandono da parte sua mi ha spiazzata...sò come affrontarla perchè già ci sono passata...ma sentire che lui non è convinto della sua scelta...mi fa sentire inpotente di fronte ad un amore incondizzonato qual'è il mio. Dopo una batosta del genere il mio futuro o vedo sempre incerto...come mi accadeva quando subivo la separazione dei miei...ero inpotente potevo solo subire la loro scelta... Sono stanca di combattere per un amore incondizzionato che non arriva ...perchè ho tanto amore nel cuore da offrire e non voglio sprecarlo su uomini insicuri e ,permettimi,senza palle...il dolore stà diventando sopportabile...ma il miocuore s'indurisce come il ghiaccio Sono sempre stata una persona diffidene ed appena mi apro...mi ritrovo costretta a richiudermi come un riccio. Il tempo ,sò che sarà l'unica medicina per riaquistare fiducia nel prossimo...ragazzo,uomo,padre,che mi si parerà davanti,e sarà possibile che io ricada...ma spero non negli stessi errori...ma ancora non riesco a capire dove ho sbagliato... mi riuscirebbe meglio scriverle di queste cose a mano ,con una lettera di mio pugno...ma non ho trovato un suo recapito postale,le lascio il mio...se avrà il tempo di scrivere qualcosa su di lei che ancora conosco poco...come persona,non come autrice di libri...che comunque stimo. un caloroso abbraccio. Abril via pellegai n23 32026 mel belluno tel.0437 753043 |
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| Silvia Vegetti Finzi | risposta all'invito a un convegno | 06/10/2003 15:22:20 | |
| Cara Collega, sarei interessatissima al vostro Convegno ma, proprio in quei giorni, sarò alle prese con il complesso trasloco della mia casa. Vi sarei grata se voleste inviarmi eventuali atti o i dati della vostra ricerca per un possibile articolo sul Corriere. Grazie e cari auguri.SILVIA P.S. Indirizzo: Silvia Vegetti Finzi, via Piolti de Bianchi, 48 - 20129 MILANO cell. 3355472772 |
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| paola marmocchi | richiesta partecipazione a convegno | 09/09/2003 15:59:41 | |
| Gent.Prof, sono una psicologa della Azienda USL di Bologna responsabile del servizio spazio giovani.In collaborazione con l'Università di Bologna abbiamo realizzato una ricerca-intervento sulla relazione genitori-figli adolescenti. Il 12 dicembre 2003 ci sarà un convegno in cui oltre a presentare la ricerca vorremmo promuovere un momento di confronto fra varie disciplina e diverse esperienze italiane e inglese. Avremmo piacere che lei aprisse il convegno con una relazione sull'essere genitori oggi di adolescenti. Le chiedo una risposta nel più breve tempo possibile e, nel caso di una sua disponibilità, un recapito telefonico. Il mio è 0516173511 o 3334020168. In attesa di risposta porgo cordiali saluti Paola Marmocchi |
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| nuccio salis | famiglia | 21/07/2003 16:01:56 | |
| Gentile dott.ssa Vegetti Finzi, leggo con molto interesse i suoi libri e le sue ricerche e le scrivo per sottoporle un problema situazionale sperando in una sua conseulenza, la prego di rispondermi poichè è urgente. ometterò e inventerò i nomi per rqagioni di risevatezza ma la situazione è assolutamente reale. intanto io ho 30 anni appena compiuti. la situazione è la seguente: esiste Giosuè, di anni 2,7mesi. esiste la mamma Romina, anni 23; essa è piena di fobie: paura del buio, della solitudine, della morte, dei tuoni, ha frequenti pensieri di morte, atachi di opanico e somatizza ogni malessere, è fortemetne superstiziosa. con le sue amiche parla solo di malattie, di morti, di incidenti, di funerali, è convinta che morirà prima dei 60 anni, lo asserisce continuamente. a tavola durante i pasti esibisce scatoline e scatolette di medicine di ogni sorta elencando i suoi malesseri, è continuamente lagnosa e nervosa. il suo dottore è stufa di vederla e le ha detto che lei non ha niente di fisico ma è tutto inventato dalla sua mente ansiogena, e le ha vivamente raccomandato di non influenzare il suo bambino Giosuè. e questo è il punto. essa è anche succube di un marito (che sarebbe mio fratello) possessivo che le manca di rispetto e di attenzioni, la offende, non la ascolta, attacca la sua famiglia davanti a tutti e la umilia in pubblico. litigano sempre, entrambi lavorano quasi tutto il giorno e Giosuè riceve le cure e l'affetto di mio padre Matteo (cioè nonno di Giosuè). è chiaro che il bambino vuole stare sempre con mio padre e guai a portarlo via da lui, piange e si dimena come un ossesso, ha un attaccamento sicuro con mio padre ed evitante con i soi genitori Romina e mio fratello Vincenzo. le scrivo principalmente perchè sono turbato dopo aver osservato gravissimi errori "educativi" e sono preoccupato fortemente eper la salute psichica di Giosuè. A 2 anni o poco prima ha cominciato ovviamente a manifestare le naturali crisi di opposizione e le sue parole preferite erano NO e TULLO (che sta per vaffanculo). loro lo punivano isolandolo su una poltrona e dandogli anche schiaffetti sulla bocca, negandogli ascolto e attenzione quindi alimentando un circolo vizioso, e questo dopo essere stati loro ad insegnargli involontariametne certe parole, visto il contesto spesso di aggressività verbale. a volte, quando la madre è a pranzo da noi, lui si rifiuta di mangiare e vuole stare solo appiccicato a mio padre. è quì che succedono cose poco simpatiche: la madre Romina lo minaccia che sse non mangerà lo picchierà oppure gli dice che non lo vorrà più bene, lui rispopnde con espressioni di angoscia ed i suoi NO!, poi finisce che piange. lei lo sgrida in malomodo. ho provato discretamente a spiegare un pò a tutti che il ricatto affettivo non si usa mai, è pericoloso per la salute del bambino e può alterare i suoi delicati ritmi biologici o causare traumi emotivi che mettono in relazione le sue sicurezzo affettive con il cibo, è ciò è pericolosissimo. Io però non ho nessuna credibilità ai loro occhi, nonostante sappiano che studio psicologia infantile da 7 anni e che faccio volontariato coi minori. Romina e Matteo (il nonno di Giosuè) continuano col loro metodo anche per quanto riguarda il controllo sfinterico. Giosuè sembra avere comunque delle resistenze costituzionali piuttosto forti. è un bambino vivace, gioioso, giocoso, parla, pronuncia feasi ccomposte, chiede, domanda, è curioso, fa il gioco simbolico, sa stare sia da solo che in compagnia, gioca col cane, ha un vocabolario molte esteso, a 16 mesi già afferrava un bastone per tirare a sè oggetti finiti sotto il divano, distingue e nomina tutti i vari tipi di bevande, mi chiede "la bira". Gent.le dott.ssa, io le chiedo cortesemente di spedrimi dure righe che desidero far leggere a loro, chissà che ascoltino una penna autorevole. qualcosa che parli del bambino dai 2 ai 3 anni, le sue esigenze ed i suoi sviluppi, ed eventualmente il ruolo che può avere il nonno, tenendo conto della situazione che io le ho illsuatrto. grazie per l'attenzione. Buona estate. |
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| bambina viziata(quello che mi considera..) | ossessione | 30/06/2003 15:52:41 | |
| gentile prof. le scrivo nel poco tempo libero che ho a disposizione. già la cosa è voluta da me perchè tenendomi impegnata la mente non si concentra su colui che per me è da un anno e mazzo un' ossessione che mi stò logorando l'anima . sono invischiata in un rapporto tormentato e perverso del quale non riesco a fare a meno. inizialmente credevo che questa persona apprezzasse la mia mente , la mia intelligenza , la mia sagacia , ma ora sono convinta che ciò che interessa a lui siano solo le mie curve .. io non capisco perchè quando parla di me ad altre persone mi giudica una ragazza ammirevole per i suoi percorsi scolastici e profesionali e quando ci sentiamo via sms ha solo parole volgaroi riferite alla sfera sessuale. qual' è la vera personalità di questo diabolico individuo che senza volerlo ha catturato il mio cuore, che mi fa preovare sensazioni mai provate... vorrei lasciarmi andare a un rapporto fisico ma non credo sia la cosa giusta... cosa mi rimarrebbe .. certo che anche continuando a vivere in questo modo.. . lui mi vuole , ma fisicamente e talvolta penso che non veda altro in me , altre volte mi fa tenerezza emi chiedi se donandomi fisicamente a lui non riesca a coinvolgerlo anche mentalmente.. non capisc0!!!!!!!!!!!!! sto forse diventando nevritica????????? le occasioni non mi mancano .. sono carina di famiglia abbiente , ma cosa ricerco in lui??? forse perchè mi sento rifiutata e non sono abituata ..io ottengo sempre quello che voglio anche a costo dgrossi sacrifici , ma con stefano ogni mia certezza vacilla. sento che finirò con l' impazzire... mi aiuti professoressa ...me la pendo con l' università di pavia.. se non l' avessi frequentata non l' avrei mai incontrato... ma sarebbe stato meglio o mi illudo?????????? |
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| Consultorio Familiare Tolmezzo | Convegno | 23/06/2003 09:39:52 | |
| Gentilissima Dottoressa Vegetti Finzi, lavoro come psicologa al Consultorio Familiare di Tolmezzo (Udine) e sono responsabile del “Progetto Genitorialità”, nato nell’ambito della Legge 285/97, progetto che mira a perseguire lo sviluppo di competenze educative negli adulti, che operano quotidianamente con bambini e ragazzi. Tale obiettivo ha trovato conferma in veri e propri laboratori ad hoc, sparsi sul nostro territorio, nei quali è venuto a costituirsi, grazie anche alla conduzione di uno psicologo- formatore, uno spazio di ascolto/confronto tra insegnanti, genitori, nonni.Gli aspetti trattati hanno messo in luce molto spesso i vissuti dei genitori, le relazioni di questi ultimi con i propri figli, il loro ruolo nella comunità di appertenenza.Gli incontri promossi nei diversi laboratori pertanto hanno rappresentato, per coloro che vi hanno partecipato, uno spazio accogliente nel quale mettersi in gioco, raccontarsi, condividere pensieri, problematiche ed esperienze. Il 6 Dicembre c.a. ci sarà un convegno dal titolo “I sogni, i progetti, la comunità”, rientrante sempre nell’ambito del progetto. Saremmo lieti, in considerazione dei suoi saggi e della sua esperienza sul campo, se Lei potesse intervenire quel giorno, in qualità di relatrice. In attesa di una sua risposta mi tengo disponibile ad ogni eventuale richiesta di chiarimento e colgo l’occasione per porgerLe distinti saluti Dott.ssa Bruna Silverio c/o Consultorio Familiare di Tolmezzo Udine e-mail: cons-tol@ass3.sanita.fvg.it |
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| elisabetta mancinelli | paure nei preadolescenti | 10/06/2003 10:28:49 | |
| Gentile Professoressa, Sono un'insegnante di lettere di scuola media inferiore e ,siccome seguo da diversi anni le sue pubblicazioni, che mi sono peraltro di validissimo aiuto nell'esercizio della mia professione, volevo proporre alla sua attenzione una "raccolta" di paure preadolescenziali raccolte negli ultimi dieci anni di insegnamento, da cui si evincono le problematiche dei ragazzi di questa età soprattutto la vulnerabilità e la fragilità . Non credo che in questo riquadro ci sia spazio per tutte le testimonianze, le cito perciò quella di Melania una ragazza di 14 anni appena compiuti. "I miei genitori si sono da poco separati ed io sono figlia unica, mi ritrovo spesso sola in casa ,perchè la mia mamma lavora e vengo presa da paure di diverso genere ma soprattutto dalla paura di crescere, di diventare grande e di incontrare dei "pericoli" e tra questi "la droga" tanto che preferirei "saltare alcuni anni della mia vita: quelli che vanno dai 14 ai 18 anni", perchè è un'età molto difficile e alcuni ragazzi che conosco si sono rovinati". Se è interessata a questo materiale per i suoi studi e le sue pubblicazioni può inviarmi un'email all'indirizzo : l0347@hotmail.com |
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| tiziana | una maternità inaspettata | 10/05/2003 17:42:46 | |
| Gentile dottoressa, di nuovo a scriverLe (ultimo messaggio del 26/03 dal titolo "Giano bifronte")perché la mia storia si é complicata non di poco, spero stavolta di poter ricevere qualche suo utile consiglio. Ho scoperto di essere rimasta incinta, di quell'uomo sposato con cui ho avuto tutti quei problemi. Mai notizia mi sta sconvolgendo come questa. Sono stata settimane a tormentarmi se tenere o meno questo bambino. Ho fatto delle cose folli, da scellerata: sono andata a cavallo tutte le mattine, in barca a vela, ho fatto dei lunghi percorsi in macchina, per provocarmi un aborto...o meglio per soffrire, perché mi sento molto incolpa. Si, incolpa verso questo bambino non voluto né desiderato, incolpa perché io sono ancora molto immatura e non mi sento una donna capace di crescere un figlio, incolpa con il padre del bambino perché l'ho deluso molto ed ora mi odia (chiaramente il nostro rapporto é finito). Lui mi invita ad abortire perché non vuole questo bambino, non lo sente suo in quanto non lo ha voluto né desiderato, mi ha detto che non lo amerà mai....io, da quando ho visto la prima ecografia, ho provato una strana sensazione, quasi di naturale protezione riguardo questo bambino. Ho deciso di tenerlo, ma é difficile per tanti motivi. Mi tormento tutte le ntti pensando che questo bambino porterà il mio cognome e di questo devo dire mi vergogno molto (lui chiaramente non lo vuole riconoscere perché se no intaccherebbe la sua reputazione e il suo matrimonio), ma sopratutto mi domando cosa potrò mai dire a questo bambino riguardo alla mancanza del padre, al fatto ce porterà il mio cognome??? ho paura che comunque lo traumatizzerò, ma cosa devo fare? in questo giorni piango praticamente sempre, non riesco a essere serena, anche il mio ginecologo mi dice che non ha mai visto una donna gravida più infelice di me...questo perché mi sento stravolta, sola (vorrei poter avere accanto lui, Massimo, poter gioire con lui di questa gravidanza..), vulnerabile, e con tanta tanta paura di tutto ciò che accadrà. Non sò cosa significhi essere gravide, mi sento un pesce fuor d'acqua, mi sento incapace, inadatta, e tanto infelice. La prego, mi aiuti grazie tiziana |
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| anna | ... | 02/05/2003 18:14:25 | |
| Cara dottoressa, le scrivo perchè non trovo altro interlocutore che possa aiutarmi nel risolvere i miei problemi. Ho 16 anni e quindi le mie amiche non hanno ancora avuto esperienze sessuali e con mia madre,che è ginecologa,non potrei parlare così liberamente. Sto da 9 mesi con un ragazzo...il classico primo amore.Siamo complementari in tutto e stiamo benissimo insieme,ma non riusciamo ad avere rapporti sessuali perchè io non provo nessun piacere.Il perpetuarsi di questa situazione ha reso sterile ogni tentativo e ora lui è demotivato perchè pensa che sia inutile un rapporto sessuale univoco.Se inizialmente questo non era importante nel nostro stare insieme,ora lui comincia a sentire il peso dell'astinenza,mentre io in realtà lo sento meno,in quanto la sola intimità,senza il rapporto vero e proprio, mi soddisfa.Io non voglio perdere il mio amore a causa di una mia mancanza...è troppo bello per finire per questo.La prego di rispondermi perchè non so davvero come agire. |
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| SILVIA VEGEZZI FINZI | Enuresi | 29/04/2003 17:43:56 | |
| a chi rivolgermi per il problema enuresi? |
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| Rossella | Figlio e nipote - se possibile preferirei una risposta priva | 29/04/2003 11:14:13 | |
| Carissima dott.ssa, la seguo tramite i vari giornali su cui scrive ed oggi ho fortunatamente trovato questo sito che mi permetterà di comunicare con lei. Sono una mamma di 31 anni di un gioiosissimo bimbo di 10 mesi. A volte, si da delle pacche in testa; non sono forti, ma io e mio marito abbiamo provato a evitare che compia questo gesto buttandola sul ridere tipo "che mal di testa!", ma ha continuato lo stesso. Ora, usiamo un tono di voce più duro per fargli capire che non deve farlo, ma non funziona molto nemmeno questo. So che non è un gesto frequente e so che a 10 mesi un bimbo non dosa la forza dei suoi gesti, infatti, anche quando ci fa delle carezze sono abbastanza energiche, ma volevo sapere cosa ne pensa lei. Inoltre, si sveglia ormai da più di 2 mesi regolarmente alla stessa ora di notte ed apparentemente senza motivo. A volte, basta una carezza per farlo riaddormantare; a volte, invece va preso in braccio e cullato. Sembra diventato un appuntamento fisso, lei cosa ne dice? Il vero problema che volevo esporle riguarda mio nipote di quasi 7 anni. I suoi genitori si sono separati da soli 2 mesi. Era ormai da quasi 4 anni che il rapporto si era logorato e, in casa, avvanivano spesso litigate con "lancio di piatti e bicchieri" o preparazione di valigie a cui lui ha assistito. Io e mio marito abbiamo consigliato i suoi genitori di rivolgersi ad una persona competente in modo da ricevere qualche consiglio su come parlare con lui della situazione, ma non ci hanno dato ascolto dicendo che non era necessario. Il nostro dubbio è che il bambino abbia tenuto dentro un oceano di emozioni, visto che in questi 4 anni di litigi non ha mai lasciato trapelare nulla. Lui sembrerebbe star bene, ma sta manifestando atteggiamenti di rabbia ... deve fare sempre tutto da solo, non si può dirgli niente e nemmeno aiutarlo in niente ... stiamo pensando che imiti atteggiamenti visti in casa. Pochi giorni fa, ha avuto una crisi dicendo che gli manca il suo papà e, a detta della mamma, ha chiesto a lei di trovare un nuovo papà e la risposta che ha ricevuto è stata "non è cos facile". Così io ho parlato con lei dicendole di spiegare al bambino che lui ha un solo papà e sarà sempre quello e che gli vorrà sempre bene. Vorrei chiarire anche la posizione di questa mamma che sia i sabati che le domeniche veniva svegliata proprio dal figlio solo quando il pranzo era pronto, che viaggia molto per lavoro, che appena dopo la separazione è spesso uscita con amici lasciandolo dai nonni. A questo bambino tranne me e il nonno nessuno ha mai letto una favola. Quando è a casa vegeta davanti alla televisione o al computer. Non ha mai molta voglia di uscire. Spesso, dopo pranzo, si chiude in camera. Ad aggiungersi a questa situazione c'è anche mio figlio che ha invaso spazi che per 6 anni sono stati solo suoi. Non so se sono riuscita a rendere chiara ai suoi occhi la situazione anche perchè è un problema che mi coinvolge molto e magari mi sono fatta prendere dal fiume di parole che ho scritto, ma tengo molto ad avere un suo parere. Aspetto con ansia una risposta Cari saluti Rossella |
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| Elena65 | Desiderio di maternita' | 25/04/2003 08:12:01 | |
| Gentilissima Professoressa,ho 38 anni e un figlio di 5.Il mio bimbo e' arrivata dopo 4 anni di infertilita',durante i quali ho fatto mille esami e cure per vincerla.Dopo 3 anni ho avuto la prima gravidanza ma ho perso quel bimbo quasi subito e mi ci sono voluti altri 10 mesi e nuove cure per rimanere di nuovo incinta. Il bimbo perso e' sempre accanto a me,lo penso sempre e lo sento proprio come un angelo custode. Ma ho un'enorme fortuna ad avere un bimbo come D. che mi riempie la vita con la sua vivacita' e la sua espansivita'. Mi ama di un amore che mi ripaga di ogni sacrificio e sono felice di non aver mollato mai nei momenti piu' difficili. L'anno scorso,a causa dell'ipertensione provocata dalla gravidanza,ho fatto visite ed esami perche' desideravamo un altro figlio. Purtroppo pero' ho dovuto iniziare una terapia farmacologica e il mio cardiologo mi ha sconsigliato di avere un'altra gravidanza. Ci siamo rimasti male ma abbiamo considerato tutti i pro e i contro e abbiamo deciso per il bene della nostra famiglia di accettare il suo consiglio. Dapprima questa decisione mi e' sembrata logica e giusta ma con il passare dei mesi mi e' cresciuta dentro una rabbia infinita. Non voglio tornare sui miei passi ma mi e' difficile accettare di non poter fare figli come dovrebbe essere nella mia natura di donna. La natura mi ha precluso questa possibilita' gia' anni fa e solo forzandola ho avuto il mio unico figlio.Io sono una donna molto materna,se potessi non lavorare mi dedicherei con gioia solo alla famiglia. HO sempre desiderato almeno 2/3 figli anche perche' ho sofferto della mia condizione di figlia unica. Anche mia mamma mi ha avuta dopo tanti anni di tentativi e il secondo figlio non e' mai arrivato. Sembra quasi un "difetto" di famiglia ma tutto cio' mi pesa. Mi scusi per lo sfogo ma non posso tenermi dentro questa delusione!!! La ringrazio e la saluto affettuosamente. |
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| terradesolata | amore virtuale | 20/04/2003 21:23:28 | |
| Gentile Dottoressa, ho 37 anni,e da un paio di mesi sto soffrendo oltre ogni ragionevole misura per la traumatica interruzione di una storia di "amore virtuale" con un uomo,poi rivelatosi di una meschinità e di un'ipocrisia raccapricciante(mi si creda sulla parola,dettagliare sarebbe troppo lungo),ma che è riuscito a risvegliarmi alla vita,alla passione,alla fantasia...Ai sogni, calpestati e offesi troppo presto,di quando ero ragazzina...e convinta di essere troppo brutta e sgradevole per poter mai vivere la gioia di un amore autentico e totale. Ora sono distrutta.Il rapporto è durato un anno e mezzo,e solo virtuale,perchè lui è sposato e...collezionista di storie plurime e contemporanee.Ero visceralemnte certa che fosse l'uomo della mia vita...Prima di rivelarsi in tutta la sua disgustosa bassezza d'animo. Eppure...non riesco a dimenticare i momenti magici,le notte trascorse a inseguirci tra le parole,a carezzarci e divorarci l'anima... Piango,non dormo,la vita mi appare un tragico nonsenso a cui non riesco piu' ad adeguarmi. Come è possibile soffrire cosi tanto per un uomo che ho visto solo in webcam,che non stimo moralmente,e che,soprattutto,ha dimostrato di non tenere a me affatto, a dispetto del feeling magico ed irripetibile che c'era sempre tra noi? La ringrazio,e le auguro Buona Pasqua. |
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| paolo | bambini e lutti | 19/04/2003 04:49:53 | |
| Gentile dottoressa, da poche ore è mancata mia mamma. Ho due bimbe di 4 e 7 anni alle quali devo comunicare la triste circostanza. Le bimbe erano molto attccate alla nonna. Non so come dirglielo. Temo di trasmetterle un dolore molto più grande di loro. Come posso fare a dirglielo con la massima dolcezza e senza ferirle troppo ? E' corretto farle partecipare alle esequie della nonna o sono troppo piccole ? La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione. Un caro saluto. Paolo |
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| barbara assandri | invidia della generatività | 11/04/2003 17:50:46 | |
| Gentile prof.ssa, Le scrivo, come ho già fatto in precedenza, per chiederLe qualche consiglio. Sono giunta al termine della mia tesi di laurea, che cerca di mostrare come l'invidia del pene non sia la dotazione biologica universale supposta da Freud, ma necessiti piuttosto di una contestualizzazione ben precisa: ho letto i testi che mi ha consigliato, e mi pare che "Le ferite simboliche" di B. Bettelheim vada proprio in questa direzione. L'Autore suggerisce che l'invidia del pene possa essere il frutto dell'intensa opera di rimozione che ha investito le capacità procreative della donna, prima tra tutte quella di partorire. Mi pare che Lei sostenga un pensiero analogo ne "Il bambino della notte" e in "Se noi siamo la terra". Vorrei infatti sottolineare questo aspetto cambiando il titolo della tesi, da "Invidia penis vs\ invidia generandi" a "Invidia del pene e rimozione dell'invidia della generatività": crede che possa esprimere bene il concetto? Inoltre, vorrei chiedere il Suo parere per quanto riguarda le considerazioni conclusive cui sto lavorando: come crede che sia possibile recuperare l'aspetto della creatività femminile e del suo "prendersi cura" uscendo da una concezione di creatività materiale, che si riduce a sterile esibizione di possesso? Io penso che quella della maternità sia la metafora del "dare vita" disponendosi a "lasciare andare" l'oggetto, mentre il rischio della concezione patriarcale è quella di creare solo una propria appendice, che non contiene in sè una progettualità autonoma. L'uomo invidia la donna poichè la sua capacità di reincarnarsi in un altro corpo le assicura quell'immortalità potenziale che egli desiderebbe per sè, e per questa ragione ha iniziato fin dall'alba della civiltà un'opera di svilimento che ha finito per relegare la generatività femminile a un ruolo decisamente marginale: quando Socrate interroga Diotima nel discorso sull'Amore, egli finisce per ridicolizzare la creatività femminile per mano della stessa donna, che finirà con l'ammettere che ben più nobile che creare corpi è creare idee, compito che spetta al filosofo e alla metis maschile. Come crede che si possa riscoprire un atteggiamento di conoscenza fatto non di "dominazione", ma fondamentalmente di comprensione, intesa come disponibilità a prendere - su di - sè? Quale parte può avere la psicoanalisi in questo tentativo di riscoperta? Come possono i due sessi placare la proria invidia per le componenti dell'altro vivificandosi vicendevolmente? La ringrazio fin da ora per l'attenzione, spero di non averLa eccessivamente incalzata (e di non aver scritto un trattato ultra - femminista!), Barbara Assandri |
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| Maddalena | colloquio con figlia adolescente | 10/04/2003 09:28:53 | |
| Cara Professoressa Vegetti Finzi, ho una figlia sedicenne con la quale, non so se a torto o a ragione, ho ritenuto di non dover impostare un rapporto amicale, non volendo mescolare ruoli, tenerli sempre ben distinti: madre a figlia. Inoltre non ho mai pensato che si dovesse per forza parlare sempre e di tutto e che fossero a volte più determinanti gli esempi comportamentali, senza peraltro, nei momenti di particolare crisi, ricordarle che quando avesse voluto e ritenuto per lei necessario, in qualsiasi situazione o momento io sarei stata volentiere disponibile a parlare con lei. Bene. Sino ad oggi ero abbastanza soddisfatta di ciò, in quanto mia figlia ha dimostrato di aver bisogno di confrontarsi con me e di essere rincuorata, coccolata, nei momenti cruciali. Ma ora, difficilissimo entrare in contatto con lei, per es. sul discorso "sesso"; ho cercato di accennare qualcosa, ma lei rifugge, scherzosamente mi dice di non fare la predicona, che lei sa di queste cose, ecc... Sta solamente dando seguito a ciò che io ho impostato?, ma confondendo ciò che io ritenevo rispetto e discrezione con "non comunicabilità"? Dove correggere il mio atteggiamento? La ringrazio per la sua gentilezza e la saluto con affetto e rispetto. Maddalena |
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| rossana | neonato e adulterio | 08/04/2003 18:13:08 | |
| Gentile dottoressa da circa 5 mesi ho una relazione con un uomo sposato: la nostra conoscenza è maturata in un momento molto particolare, quando lui stava per diventare papà, sfociando in una relazione vera e propria dopo un mese dalla nascita del bambino. Non sto ovviamente a dire il livello di spaventosa tormentosità di tutta questa vicenda, i sensi di colpa, il suo essere dilaniato, le oscillazioni di questo rapporto, la precarietà continua. All'improvviso, non prima, pare essersi accorto di "tenere famiglia". Già una volta ha tentato di lasciarmi, a suo dire non tanto per la compagna, con la quale non pare avere un rapporto affettivo molto forte, ma principalmente per il terrore panico di poter perdere il bambino, per l'orrore insomma provato all'idea di non poter fare il padre. Vorrei sapere da lei quanto un'eventuale sua scelta in direzione della famiglia (data da lui ormai di fatto per scontata nonostante continui a frequentarmi) con "sacrificio" di quello che lui ritiene essere un vero rapporto affettivo (credo - dai drammi cui ho assistito - sia sincero) possa realmente giovare allo sviluppo e alla crescita del bambino; è un interrogativo che mi pongo abbastanza angosciosamente, anche se forse non in modo del tutto disinteressato, e nonostante non vi sia modo di farlo ragionare in questo senso. Personalmente non mi aspettavo di trovare un cordone ombelicale tanto forte, e forse nemmeno tanto senso di responsabilità in un neopadre che parte per una simile avventura... Grazie |
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| Lara | adozione... | 03/04/2003 14:04:10 | |
| Gentile Dottoressa Vegetti Finzi, sono la mamma di Alioscia, nato ad Odessa (Ucraina) 5 anni fa. La nostra famiglia è in procinto di andare a prendere altri due bambini in Russia. Ali alterna momenti di gioia a momenti di preoccupazione per l'arrivi dei fratellini. Ieri mi ha raccontato un sogno che avrei piacere lei mi commentasse: "era andato a prendere i fratellini. Quando incontra la sorellina, questa gli da un pugno che lui ricambia con un calcio (evviva le presentazioni). Alla rissa si aggiunge anche l'altro fratellino fino a che Ali decide di salire in aereo. Quando si volta per guardarli, si accorge che un trattore li sta per schiacciare, allora torna indietro, li abbraccia e li porta via, salvandoli." Grazie per l'eventuale interpretazione e per la sua presenza. Lara |
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| dadà | dov'è papà ? | 30/03/2003 00:21:27 | |
| gentile dottoressa,sono mamma di due bellisime bambine rispettivamente di venti e otto mesi.Sono rimasta vedova quando la più grande aveva quattro mesi appena ed ero incinta di qualche giorno dell'altra, gravidanza anche questa voluta e cercata con molta passione sia da parte mia che del mio compagno. L. ha deciso di sua volontà di lasciarci tragicamente e inaspettatamente senza avere neanche la certezza che io fossi o meno incinta. Sono andata avanti cercando di rimanere comunque in piedi e ci sono riuscita piuttosto bene finora, anche perchè sono stata ben sostenuta. Ora però che la bimba più grande frequenta (con enorme successo per quanto riguarda il suo inserimento) il nido comunale dove da pochi giorni ha imparato la parola papà" (probabilmente perchè ogni giorno le fanno sfogliare un album di foto personali e tra queste ce n'è una del papà, comincio a sentire forte la necessità di informazioni e conoscenze che possano mettermi minimamente in grado di fronteggiare la domanda da parte delle mie figlie: "Dov'è papà mio?" Mi sento colpevole per non poter offrire loro una figura genitoriale "fisicamente" esistente come quella del padre che spetta di diritto ad ogni bambino. Per il momento il nonno (sono ritornata a vivere in famiglia) supplisce, ma la bambina sembra a volte confusa nella scelta delle parole papà e nonno. Ho troppi dubbi sul comportamento da seguire per non fare errori che a lungo termine potrebbero pregiudicare la serenità delle piccole. Devo o posso mostrare loro la foto di papà? Devo parlarne? Vivranno comunque bene? quali saranno le loro domande? e quali le mie risposte? Apprezzo molto il suo lavoro e spero posso darmi qualche consiglio, indicarmi delle letture e iniziative da prendere. Vivo a Roma, se questo può essere utile sapere. La ringrazio. Preferirei una risposta e-mail a carattere privato, se possibile. |
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| Silvia Vegetti Finzi | risposta ad Andrea | 27/03/2003 11:42:03 | |
| Caro Andrea, come ho avuto modo di rispondere altre volte, questa rubrica nasce per consigliare gli adulti che si trovano in difficoltà, come genitori o insegnanti, nell'educazione dei ragazzi ( sino a 16 anni). Mi scusi ma problemi come i suoi, per quanto serissimi, non rientrano in questo spazio. |
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| Silvia Vegetti Finzi.. | risposta alla mamma della bambina superdotata | 27/03/2003 11:40:45 | |
| Cara Signora , la sofferenza cui sono sottoposti i bambini superdotati è nota, tanto che si è pensato a più riprese, persino a Cuba, di costruire scuole solo per loro. Ma non sono d'accordo su queste separazioni perchè prima o poi dovranno affrontare l'invidia e la rabbia dei coetanei ed è meglio che si attrezzino presto. Nella scuola di sua figlia siamo però giunti a un vero e proprio mobbing e gli insegnanti dovrebbero occuparsene seriamente. Credo che potrebbe esserle utile leggere il capitolo che Anna Maria Battistin ed io vi abbiamo dedicato nel volume " I bambini sono cambiati" e discutere i consigli che avanziamo con gli adulti interessati. Tuttavia alcuni particolari mi suonano strani. Di solito, alle elementari, maschi e femmine si ignorano o interagiscono in gruppo con l'insieme delle femmine. Come mai sua figlia non ha problemi con le compagne ma solo con i compagni? Mi sembra inoltre sbagliato intervenire direttamente e "obbligare" i ragazzini a relazionare con lei . Non pensate in che condizione la ponete? A quale umiliazione la esponete? Il problema va aggirato sia cambiando la situazione della classe che in un modo o nell'altro mi sembra tutta sofferente di disturbi emotivi. Sia inserendo la bambina in un altro contesto, dopo non valga la sua immagine di prima della classe. Vi suggerisco di iscriverla in un gruppo scout dove regni una logica diversa, basata sulla solidarietà anzichè sulla competizione |
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| Silvia Vegetti Finzi | risposta ad Alessandra | 27/03/2003 11:38:46 | |
| Cara Alessandra, come sempre la patologia risulta più interessante della normalità, non perchè sia radicalmente diversa, ma perchè funziona come una lente che amplifica processi psichici che resterebbero altrimenti poco riconoscibili. I libri che, senza cadere nel trionfalismo delle "madri soddisfatte" e dei "figli ben adattati" , si occupano di rapporti familiari relativamente buoni sono molti e specifici per le varie età. Penso agli studi di Stern sulla relazione madre- neonato; ai libri di consiglio scritti da Bettelheim, Winnicott, Dolto , questi ultimi editi da Mondadori, così come la trilogia che ho scritto con Anna Maria Battistin ( sempre negli Oscar Mondadori): A piccoli passi; I bambini sono cambiati; L'età incerta. Sull'adolescenza potrai trovare anche ottimi libri scritti da Pietropolli Charmet ( editori Franco Angeli e Cortina); sul rapporto padri- figli è molto coinvolgente il saggio Talis Pater di Scaparro, edito da Rizzoli. Cerca questi autori in biblioteca o rivolgiti a un buon libraio, vedrai che troverai quanto cerchi. |
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| Silvia Vegetti Finzi | risposta a "Bianca e Bernie" | 27/03/2003 11:37:18 | |
| Cara "Bianca & Bernie", credo che suo marito abbia sostanzialmente ragione, ma solo "sostanzialmente" perchè i problemi che giustamente individua non si risolvono certo con atteggiamenti autoritari e impositivi. Vostra figlia ,per varie ragioni , cresce lontana da voi, in un certo senso cresce da sola perchè la tata, che basta a un neonato, non è più sufficiente per una ragazzina . Voi, con una miriade di corsi, le occupate il tempo ma non l'anima. In questa prospettiva i suoi capricci si rivelano una richiesta di affetto e di attenzione e non è giusto liquidarli come "cattiveria". Tuttavia non si possono neppure tollerare perchè, così facendo, si lascia la piccola in balia di impulsi aggressivi che rischiano di trovolgere il suo equilibrio e la sua autostima. Cercate, se possibile, di dedicarle più tempo, di incoraggiarla a esprimere il suo disagio e di cercare insieme un'organizzazione più soddisfacente delle vostre giornate. Non si tratta di indurre la bambina a cambiare le sue reazioni ma di agire indirettamente, modificando prima di tutto i vostri rapporti familiari. |
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| tiziana | Giano bifronte | 26/03/2003 10:19:16 | |
| Gentile dottoressa, otto mesi fà un incontro casuale che poi diventa straordinariamente importante. Un incrocio di sguardi ed é subito amore. Lui é un uomo bellissimo, intelligente, colto, affascinante, dolce, affettuoso...ma sposato! Nonostante ciò iniziamo questa relazione, anche se io non ero molto convinta, solo mi piaceva essere corteggiata da un uomo così bello.. per lui, probabilmente, c'era il piacere della conquista. Tra alti e bassi sono passati otto mesi e mi sento molto stanca, perché questa storia sta esaurendo tutte le mie energie. Sono una persona molto impulsiva, molto gelosa, e vivere questa situazione mi fà alternare momenti di grande euforia a momenti di grande depressione...a scapito della relazione. Lui mi dice "ti amo come un uomo sposato", ed ancora "in fin dei conti sono felice con la mia famiglia, che non avrò mai il coraggio di lasciare"...i suoi tradimenti iniziano un anno dopo l'inizio del suo matrimonio (12 anni di tradimenti), gli dico che là dove c'é amore non c'é tradimento, quindi il suo matrimonio é finito nello stesso istante in cui ha messo per la prima volta gli occhi su un'altra donna. Oltre la moglie le altre donnine...ho già detto che Lui é molto bello ed anche molto ricercato, dunque ci sono tutte queste ragazzine che gli scrivono messaggi hard sul cell, lo chiamano e spero non si vedano...ogni volta che scopro un nuovo messaggio o una nuova telefonata vado fuori di matto, ma poi alla fine torno sempre da lui..Ieri abbiamo parlato apertamente di tutto, anche dell'aspetto religioso (mi diceva che voleva parlare con un prete per farsi asolvere da questo peccato!), ho cercato di fargli capire che lui più che dell'assoluzione di un prete ha bisogno di un bravo psicologo che lo aiuti a vedere e accettare la realtà. Lui mi dice sempre che mi ama, ma io ho paura...forse sono io che invece non vedo sufficientemente lo squallore che questa persona cela? quanto é giusto che lo aiuti a prendere coscienza di sè? Se stessimo insieme, potrebbe tradire anche me? in fin dei conti questo suo mantenere dialoghi con stupide ragazzine é per me un tradimento! Qual'é il meccanismo psicologico che sottostà a questo comportamento? Cosa posso fare per non soffrire più, ma vivere questa storia con più serenità (se é ancora il caso di viverla?)? Dottoressa come vede i dubbi sono tanti, e tanti altri affollano la mia mente, ma la prego mi aiuti a iniziare a capire... grazie tiziana |
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| Andrea | Timidezza | 15/03/2003 23:29:14 | |
| Gentile Dott.sa Vegetti Finzi, come risolvere la timidizza (mi è stata diagnosticata una fobia sociale) che non mi consente di avere amici o una ragazza e che mi condiziona nella vita sociale e lavorativa? Premetto che da anni faccio uso di antidepressivi (prima Deniban e poi Sereupin) e che ho frequentato per un periodo prima il Cps e poi una psicoterapeuta, ma senza risultati apprezzabili. Con i migliori saluti Andrea |
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| silvia vegetti finzi | il male di essere precoce | 15/03/2003 18:09:05 | |
| Sono venuta a conoscenza di una situazione che mi ha disorientata riguardante la mia primogenita di 8 anni. Fin dal primo anno di età ha rivelato di essere precoce nel linguaggio, nell'apprendimneto, nella memorizzazione ecc.. Una bambina solare, aperta, curiosa. Alla scuola materna mi hanno sconsigliato di insegnarle cose oltre la sua eta' perche' l'avrei danneggiata. Ho voluto solo che giocasse il piu' possibile e incontrasse amici scelti da lei. I voti alle elementari sono stati ottimi fin dall'inizio, ma non ho voluto dare peso alla cosa perchè temevo che si montasse la testa. Poi ha iniziato a scrivere racconti e poesie e l'ho lasciata fare. Un giorno e' uscita da scuola disperata perche' i " maschi" la prendevano in giro ,la deridevano ormai da lungo tempo e non ne poteva piu'.Le madri di questi bambini mi hanno detto che e' questione di invidia. Abbiamo organizzato una serata in pizzeria per sciogliere il ghiaccio e nessun maschio voleva starle vicino, o parlarle, piangevano se obbligati. Perche'? Risposta: perche' lei e' la piu' brava. La emarginano come un'appestata. E' una vergogna per loro starle vicino. Ho visto un lume che si spegne. Non si e' mai vantata.Ha sempre avuto un apprezzamento per ogniuno dei suoi compagni ,chi disegna bene ,chi fa progressi, chi conosce tante parole parlandone in modo quasi materno, con orgoglio. E la cosa strana che la precocita' piu'interessante per me ,l'unica che ho voluto curare, e' stata quella dell'umanita', della sensibilità, non il nozionismo . Le dico che mi sento ferita doppiamente perche' mia figlia è un cuore elastico, pulita e dopotutto e' piccola, e' una bambina.Dovrebbe essere meno brava,meno entusiasta della vita.ecco quello che e': SEMPLICEMENTE ENTUSIASTA DELLA VITA. E ora la evitano ,la deridono la sminuiscono, tutto quello che fa vanno a dirle che fa schifo. Dove ho sbagliato e cosa posso fare per proteggerla? Grazie |
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| alessandra | tesi | 11/03/2003 21:43:08 | |
| Gentile Dottoressa, avrei bisogno di trovare dei testi sullla relazione tra madre soddisfatta e figli ben adattati. Mi è stato suggerito di ricercare informazioni su Hoffmann, ma non sono riuscita a trovare ancora nulla. Lei avrebbe qualche suggerimento da darmi? La ringrazio e le porgo distinti saluti. Alessandra. |
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| M. Olcelli | ringraziamento a "corso per gestanti" | 11/03/2003 14:28:52 | |
| Gentile Dottoressa ho accolto con grande gioia il suo apprezzamento del mio progetto per un corso per gestanti.. la ringrazio delle indicazioni bibiografiche e le auguro buon lavoro. M. Olcelli |
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| Silvia Vegetti Finzi | risposta alla trentenne in crisi sentimentale | 11/03/2003 12:26:12 | |
| Cara trentenne in crisi sentimentale ( non ti sei firmata neppure con uno pseudonimo), non ti rispondo in questo Forum perchè è dedicato alla psicologia dell'età evolutiva. E' stato aperto per i genitori che, dopo aver letto i libri sullo sviluppo infantile che ho scritto con Anna Maria Battistin ( A piccoli passi; I bambini sono cambiati e I nuovi adolescenti), intendono approfondire qualche particolare problema dei loro figli. Come vedi qui sei "fuori tema". Potresti invece scrivermi , in modo più mirato, indirizzando la lettera alla Rubrica "Psiche Lei" che tengo su "Io Donna" supplemento domenicale de "Il Corriere della Sera". Con i miei migliori saluti. Silvia Vegetti Finzi |
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| Bianca & Bernie | educazione | 09/03/2003 23:41:27 | |
| Cara dottoressa, ho una figlia di 6 anni, la cui educazione in questi giorni sta diventanto motivo di forti litigi con suo padre. Egli afferma infatti che la bambina è capricciosa e maleducata e interviene in modo autoritario, secondo me in modo controproducente. Ma la di là delle nostre divergenze, concordo parzialmente con lui sulla circostanza che in talune occasioni la bambina fa storie e non si comporta come noi vorremmo. Suo padre sostiene che la causa di tutto è il mio atteggiamento eccessivamente assecondante, che la mette continuamente al centro dell'attenzione, invece di aiutarla a trovare una sua collocazione nei confronti degli altri bambini e anche degli adulti. Non nego che ci sia del vero, anche se ho sempre cercato di considerarla una (come gli altri) della famiglia, ma mi chiedo quali siano gli strumenti che noi genitori possiamo avere per far sì che i figli trovino una loro giusta collocazione ed evitare che si sentano al centro dell'universo. Alcune notizie di contorno. Oltre alla scuola, mia figlia fa tante attività che le riempiono le giornate (pianoforte, inglese, ginnastica artistica, nuoto) e che non comportano però il suo inserimento in una comunità di bambini (giocava in una squadra di minibasket, ma ha rinunciato perché era un ambiente troppo maschile). Aggiungo ancora che è quasi figlia unica in quanto ha una sorella, da parte di padre, che ha 23 anni più di lei. Inoltre, per motivi di lavoro, suo padre è presente in casa solo durante il wee-end e anch'io lavoro fino a tardi tutti i giorni e spesso sono assenteo per lavoro per qualche giorno, per cui lei passa molto tempo con la sua tata che adora e da cui è trattata come se fosse la sua nipotina. A volte io ho ritenuto e ritengo tuttora che la bambina vada non solo assecondata, ma anche incoraggiata nelle cose che fa perché spesso, soprattutto nell'ambiente scolastico noto dai suoi |
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| Silvia Vegetti Finzi | Risposta ad Assandri | 05/03/2003 16:10:56 | |
| Cara Assandri, per la sua tesi consiglio la lettura di: Bettelheim, "Ferite simboliche"; Enciclopedia Einaudi, voce "Donna" di Franca Basaglia Ongaro, S.Vegetti Finzi, Il bambino della notte, Oscar Mondadori Con i miei migliori auguri. Silvia V.F. |
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| Silvia Vegetti Finzi | Risposta a Susanna | 05/03/2003 16:09:38 | |
| Cara Susanna, per la balbuzie vi sono utili cure di logoterapia . Per saperne di più dal punto di vista psicologico consulti: Silvia Vegetti Finzi, Anna Maria Battistin : I bambini sono cambiati (Oscar Mondadori) p. 307. Nel suo caso, però, consiglio anche una psicoterapia che l'aiuto a trovare l'equilibrio interiore compromesso da una storia familiare e personale particolarmente travagliata. Telefoni, a mio nome, al n. 02-55012281 , Centro Milanese di Psicoanalisi "Cesare Musatti" ( da lunedì a venerdì dalla 10 alle 17) chiedendo un colloquio orientativo. Cari auguri. Silvia Vegetti Finzi |
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| Silvia Vegetti Finzi | Risposta a Adolescente | 05/03/2003 16:08:24 | |
| Cara Adolescente, non è mai stato facile il debutto sessuale delle donne, ma in questi anni è diventato particolarmente difficile per la mancanza di regole e codici. Con Anna Maria Battisti, ne abbiamo parlato a lungo nel libro ' L'età incerta. I nuovi adolescenti' (Oscar Mondadori) al quale la rimando per riflessioni e approfondimenti. Comunque un consiglio: non abbia fretta! Un abbraccio e un augurio. Silvia V.F. |
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| Donna | VIrtuale & Reale | 02/03/2003 16:55:44 | |
| Gentile Dottoressa, Alla soglia dei 30 anni, idealista ma anche pragmatica, con una buona carriera avviata, con esperienze di studio di ottimo livello sia in Italia sia all'estero, con un aspetto fisico piacente e con la voglia sempre nuova di esplorare e conoscere, mi ritrovo sola. E’ freschissima la crisi di una relazione virtuale/reale. Qualche mese fa conosco un giovane di pochi anni più grande di me; l'incontro avviene insieme ad altri e non c'è la possibilità di approfondire. Fra l'altro abitiamo in due città diverse e distanti. Poi, per svariati motivi che non sto a raccontare, lui viene a conoscenza del mio indirizzo e-mail e mi scrive. Da quel momento inizia una corrispondenza interessante e coinvolgente. C'è un'intesa a livello intellettuale, culturale ed emotivo davvero straordinaria. Anch'io, che di solito sono timida nei rapporti con gli uomini, mi trovo benissimo. All'inizio di febbraio lui mi chiede di vederci, disposto a venire lui nella mia città per il week-end di S.Valentino. Io, che non gli avevo chiesto niente, accetto. Nel frattempo i messaggi che ci mandiamo sono sempre più romantici ed empatici. Per il primo appuntamento lui mi porta una rosa rossa. Io, pur felicissima, mi accorgo, nonostante i miei buoni propositi (tipo: "fidati: non alzare le solite barriere"), di comportarmi con cordialità ma di non poter fare a meno di "avere paura" (magari proprio per la circostanza così sfacciatamente ed ostentatamente romantica). Insomma, pur nell'ottima conversazione e nello stare bene con questa persona (sono tornata a casa alle 3 di notte), percepisco da parte di entrambi una certa timidezza, che però, in fondo, a me non sembra una cattiva compagna nei primi approcci. Uno la timidezza non se la può né imporre né togliere; ma se c'è io personalmente non ne faccio un dramma. Pur di fronte a un uomo con tutte le ottime caratteristiche di lui, mi dico che è quasi "fisiologico" essere un po' sulla difensiva. Invece lui (con cui mi sono vista anche gli altri giorni del week-end), dopo qualche giorno dalla sua partenza mi scrive che tra di noi non è scattata spontaneamente a livello "animale" quell’intesa che invece c'è stata a livello intellettuale. In sostanza, quella ritrosia che per me poteva essere non un ostacolo, ma solamente una cosa naturale all’inizio di un rapporto ancora “acerbo”, per lui è la prova che “se non scatta ora non scatta più”. Io sono amareggiata perché a mio avviso il livello di intesa intellettuale ed emotiva che c’è non può essere sopraffatto da una timidezza che, almeno per quanto mi riguarda, fa parte della mia natura. Gli rispondo che forse il suo errore è stato quello di crearsi troppe attese; il fatto di aver voluto “partire in quinta”, per quanto romantico, forse era un po’ troppo “cinematografico”. Tipo “appuntamento con il destino”. Io invece, pur emozionata all’idea di vederlo, non mi ponevo il bivio “o sì o no”; semmai, vedevo in questo l’inizio di qualcosa che si sarebbe però potuto evolvere nel tempo. Non le sembra assurdo tutto questo? Un uomo che prima corteggia in maniera tanto assoluta e poi in modo altrettanto assoluto al primo ostacolo getta la spugna? Non le sembra contraddittorio investire così tanto emotivamente e poi scappare? Non sarebbe giusto, in nome dell’intesa che si era creata, rendersi conto che una relazione è anche fatta di attesa e non solo di folgorazioni fatali? E questo è uno degli uomini migliori che ho incontrato; glielo assicuro. Si figuri gli altri… Magari lui in questo momento starà confidando a qualche amico quanto “Circe” sono stata io che l’ho “sedotto” al punto da trascinarlo fin da me facendolo esporre così apertamente, per poi “deluderlo” con i fatti. Non so che pensare. O, invece, lui è semplicemente uno di quegli uomini che non riesce a tradurre in pratica quello che si pone a livello teorico; ma perché, allora, tanto romanticismo se poi non è in grado di mantenerlo? Anch'io per prendere consapevolezza di me ho dovuto faticare nella vita. Però, anche nelle circostanze in cui mi sentivo particolarmente bloccata, non mi sognavo grandi slanci e grandi ritirate: semplicemente, era difficile per me anhe il più piccolo slancio. E allora perché lui invece si è dimostrato così incoerente? Come risolvere questa paura di amare, non solo in questo rapporto (lui nonostante tutto mi chiede di continuare a scriverci) ma anche in generale? C'è qualche speranza di recuperare un rapporto (e che sia SANO)con questo giovane oppure è meglio lasciar perdere? Le sarò molto grata se vorrà rispondermi, dal momento che la questione è dolorosa, perché è l'ennesimo "flop" in campo sentimentale. |
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| barbara assandri | invidia penis vs\invidia generandi | 28/02/2003 11:13:57 | |
| Gentile prof.ssa, sto facendo la tesi di laurea sul rapporto tra invidia del pene e invidia della generatività, nell'ipotesi che la rimozione dell'ultima sia causa della prima. L'uomo non può tollerare l'immortalità che la donna si assicura attraverso i propri figli, pertanto agisce un meccanismo difensivo che conduce allo svilimento della cosa invidiata. Cosa pensa Lei in proposito? Come posso dimostrare psicoanaliticamente quanto l'antropologia è in grado di sostenere più evidentemente? La ringrazio fin da ora per l'attenzione, Barbara Assandri |
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| Susanna Grassini | balbuzie e mancinismo | 27/02/2003 09:47:47 | |
| Carissima dottoressa, Sono susanna, ho 33 anni e abito in provincia di Milano. Vediamo se riesco ad essere breve... dall’età di dodici anni soffro di balbuzie, o per meglio dire “blocco della parola”. E’ un disturbo psicologico, in alcuni momenti le parole escono in modo fluido e soprattutto nei momenti di tensione o stanchezza fatico ad emettere le parole e quindi faccio discorsi “a tratti”. Mia mamma è cresciuta nel periodo della guerra e ha subito shock e abbandoni che l’hanno condizionata, io sono cresciuta come una bambina “miracolata” (sono nata in condizioni disperate) e quindi superprotetta e superviziata. Ho letto “a piccoli passi” e mi ha impressionato leggere la parte relativa al mancinismo. Mai costringere un bambino ad “usare l’altra mano”. Io ero mancina da piccola e ora non lo sono più perché sono stata costretta ad usare la “mano bella”. Difficile riassumere 33 anni di vita in poche righe, vero? Ci ho provato. Vorrei approfondire le mie conoscenze sui disturbi neurologici che possono avvenire in una bambina di 4-5 anni, mancina, che è stata forzata a usare comunque la mano destra. Potrebbe essere questa la causa del mio disturbo? E in merito a questo, potrebbe consigliarmi qualche buon libro da leggere? E’ importante per me capire, solo questo. Se qualcun altro soffre del mio stesso disturbo può magari contattarmi. Il mio indirizzo e mail è susi-anna@libero.it Grazie fin d’ora |
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| adolescente | La prima volta | 24/02/2003 14:52:08 | |
| Salve,io sono una ragazza di 17 anni.Ho mille cose da chiederLe e a dir la verità,non so da dove cominciare.Comincerò a parlarLe di qualcosa che ora, come non mai, dentro di me sta diventando troppo forte.Sono un'adolescente come tante.Sto crescendo e non so come affrontare alcuni problemi,come la sessualità,la " prima volta".Quando ero più piccola pensavo "Io per la prima volta farò sesso con la persona giusta,con un ragazzo che amo".Giorno dopo giorno,ora,scopro che non è quasi più così.Mi viene da pensare : "Se la persona giusta non la trovo,rimarrò vergine per tutta la vita?!".Sono stata bombardata per tutti questi anni da amiche,familiari e dalle solite parole :"Quando verrà il momento giusto te ne accorgerai e sarà con la persona giusta:un ragazzo maturo che amerai e che ti amerà"Ho accettato queste frasi per tanto ma ora mi chiedo "E' questo quello che voglio?" Guardo dentro di me,chiudo gli occhi e mi viene spontaneo rispondermi : "No..". La prima volta deve esser per forza con la persona che ami?Non può essere solo una soddisfazione sessuale,una crescita,un desiderio,passione,voglia di soddisfare l'altro fisicamente? La mia confusione forse può dipendere dalla situazione familiare?:Mia madre non pensa al sesso,o meglio,questo è quello che ho capito in questi anni.I miei non si baciano,nè fanno altro.Mia madre ha ricevuto un'educazione molto severa ed è ovvio che essa abbia influenzato il suo modo di pensare.Io so che il sesso in una coppia fa bene...Loro passano tempo solo a litigare o a parlare..del sesso nemmeno una traccia.Che devo pensare?Ho bisogno d'aiuto...Io sto crescendo e nessuno sembra accorgersene.Io sono quasi sicura di compiere il grande passo e non posso parlarne con i miei....Forse è troppo presto?La prego,mi aiuti.Un bacio |
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